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Turchia nel BRICS
''L’azzardo calcolato di Erdogan…'' ne parla il generale Morabito Membro del Direttorio della NATO Defence College Foundation
04-09-2024 - La Turchia, un membro chiave della NATO (ha il secondo esercito per numero di elementi dell’Alleanza) ha appena scosso l’ordine geopolitico globale con una sorprendente richiesta di adesione al blocco BRICS, un’alleanza economica e politica dominata militarmente dal potere nucleare della Russia ed economicamente dalla Cina Popolare. Questa iniziativa rappresenta un passo decisivo nella discutibile strategia diplomatica di Ankara che era tradizionalmente ancorata a forti alleanze occidentali. Il presidente turco Erdoğan (definito a suo tempo un dittatore dall’ex presidente del Consiglio italiano Mario Draghi) sembra determinato a ridefinire la posizione del suo Paese sullo scacchiere internazionale cercando di stabilire partenariati di comodo che vadano oltre le sue citate alleanze storiche con l’Occidente.
La richiesta ufficiale della Turchia di aderire ai BRICS è un segnale tristemente forte inviato ai partner occidentali. Questa decisione, formalizzata il 2 settembre 2024, riflette un chiaro desiderio di diversificare le alleanze di Ankara nel contesto delle dichiarate crescenti frustrazioni nei confronti dell’Occidente. Secondo il presidente Erdoğan, “la Turchia può diventare un paese forte, prospero, prestigioso ed efficace se migliora le sue relazioni sia con l’Est sia con l’Ovest”. Quest’affermazione rileva una strategia di pericoloso equilibrio che poi si chiarisce in semplice “doppiogiochismo”. Mira a navigare tra potenze rivali senza compromettere gli interessi nazionali anzi per meglio dire “si prefigge lo scopo dei soli interessi nazionali”. Il presidente turco ha inoltre affermato che “qualsiasi metodo diverso da questo non gioverebbe alla Turchia, ma la danneggerebbe”.
La decisione di avvicinarsi ai BRICS, un gruppo che comprende economie emergenti come Russia, Cina Popolare, India, Brasile e Sud Africa, è vista come una risposta alle sfide economiche (la situazione del PIL e moneta turchi è preoccupante) e diplomatiche che la Turchia dovrebbe affrontare. Il blocco BRICS rappresenta un’alternativa all’ordine mondiale democratico guidato dall’Occidente, offrendo ad Ankara una piattaforma per aumentare la propria influenza soprattutto in Medio Oriente e Africa. Questa decisione arriva dopo decenni di logica attesa (non ci sono nel paese i minimi standard democratici) dell’accettazione della candidatura della Turchia all’adesione all’UE e relazioni talvolta tese con gli Stati Uniti (rimane storicamente deplorevole l’acquisto di armi russe da parte turca).
La potenziale adesione della Turchia ai BRICS potrebbe avere conseguenze sull’equilibrio di potere su scala globale. Unendosi a questo blocco, la Turchia tenterebbe di affermare la sua posizione quale attore chiave in un mondo sempre più multipolare.
I BRICS, già percepiti come una controparte al G7 guidato dagli Stati Uniti, vedrebbero la loro influenza espandersi ulteriormente con l’inclusione della Turchia, un paese con una posizione geostrategica cruciale tra Europa e Asia. Cercando di coltivare relazioni con tutte le parti in un mondo multipolare, la Turchia sembrerebbe voler massimizzare le sue opzioni diplomatiche ed economiche pur rimanendo un membro attivo della NATO. Tuttavia, questa mossa potrebbe (meglio scrivere: potrà) anche causare attriti all’interno della NATO e complicare le relazioni con i paesi occidentali democratici dell’Alleanza con Ankara.
Mentre alcuni potrebbero vedere questo come un modo per Ankara di affermare la propria indipendenza e acquisire influenza sulla scena internazionale, altri potrebbero giustamente vederlo come un segnale di disimpegno dall’ordine mondiale occidentale.
Alcuni analisti della regione rilevano che, a loro parere, il centro di gravità geopolitico sembra allontanarsi dalle economie più sviluppate e questi sarebbe la motivazione per cui la Turchia vuole essere in prima linea in questo cambiamento.
Aderendo ai BRICS, la Turchia sembra tracciare un nuovo percorso nella sua politica estera, un percorso che potrebbe ridefinire il suo ruolo sulla scena mondiale facendo forza, ad esempio, sia sul fatto che il gas proveniente dall’Azerbaijan, necessario all’economia occidentale data la crisi russo-ucraina, transita sul suo territorio prima di giungere in Europa sia dalla sua raggiunta influenza in Nord Africa dove è stato consentito alle forze armate turche di insediarsi e allargare la propria influenza (principalmente in Libia). Questa mossa strategica illustra il desiderio di Ankara di aumentare la propria autonomia strategica e di trarre vantaggio dai principali progetti di sviluppo dei BRICS, pur continuando a svolgere un ruolo chiave nelle alleanze tradizionali, che lo consentono in questo momento, come la NATO.
L’Italia non deve essere indifferente sia perché il gas azero raggiunge l’Europa attraverso la Puglia sia perché il Piano Mattei per l’Africa potrebbe avere grossi problemi se contrastato dall’autocrazia di Ankara.
Giuseppe Morabito
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